Trieste è una città piena di armi.
Ogni partito politico dispone di propri gruppi armati, mentre alcune squadre di estrema destra sembrano fuori controllo.
Al sindaco Bartoli fanno capo alcune unità clandestine, ma della cui esistenza tutti sono al corrente, armate ed addestrate dall’Esercito italiano.
Dovrebbero servire a fiancheggiare le truppe alleate nel caso di un colpo di mano jugoslavo, ma potrebbero anche usare le armi per fini diversi.
Per coordinare la difesa della città, Taviani ha inviato a Trieste un ex comandante partigiano.
Pronte a sparare sulle truppe jugoslave sono anche le formazioni armate create dal Partito comunista del TLT, guidato da Vittorio Vidali: i comunisti giuliani, infatti, sono fedeli a Stalin, che considera Tito come un pericoloso nemico.